RONCOLLA

   

Il borgo di Roncolla

scelto da Luchino Visconti per un famoso sceneggiato televisivo

Sulla strada regionale 68, a qualche chilometro da Volterra, verso San Gimignano, sorge il caratteristico e delizioso borgo di Roncolla. Derivando forse il nome da un antico Runeum, il borgo mostra ancora l’antica struttura del piccolo nucleo murato, disposto da ovest a est, sulla cui estremità occidentale si innalza la settecentesca villa ora degli Inghirami. Anticamente il borgo, che si adagiava ai piedi di Monte Ridolfo, si chiamava Roncunula ed è sempre stato abbastanza popolato.
Insieme a Poggio S. Martino (Monte Ridolfo), il 15 giugno 1654, Roncolla fu data a livello a Giovan Battista Guarnacci e con progetto presentato al Granduca. Nel 1551 contava 150 abitanti, poi passò, nel 1745, a 200 abitanti e nel 1833 a 351. Non è dato sapere con precisione quando il borgo si sia formato ma, nel 1236, lo troviamo citato fra le ville sotto la giurisdizione di Monte Voltraio.

Le strutture abitative si sono sviluppate lungo l’asse viario di accesso al borgo, alle estremità, la chiesa e la villa Inghirami-Campani. Gli alloggi sono disposti a “nastro”, collocati cioè su due piani: piano terra adibito a rimessa e stalla; primo piano destinato ad abitazione in muratura mista con contrafforti e barbacani.
La villa, che è stata naturale scenografia dello sceneggiato televisivo “Ritratto di donna velata”, e del film di Luchino Visconti “Vaghe stelle dell’Orsa” presenta una elaborata facciata in cotto e giardino con statue, ricchi portali e una cancellata signorile che chiude anche il borgo. Appartenuta nel Settecento a Mario Guarnacci, la villa passò ai Sermolli e poi, agli inizi dell’Ottocento, a Luigi Campani che la ristrutturò “in stile eclettico”, come la definì lo stesso ingegnere Campani.

La chiesa, intitolata a S. Martino, è l’edificio ecclesiale del borgo. Da ascriversi al XVII-XVIII secolo, è ad una sola navata con facciata in pietra squadrata, portale centrale con sovrastante stemma gentilizio e campanile a vela in mattoni. Passata, nel 1822, di proprietà a Luigi Campani, la Fattoria nel 1940 ingloba un patrimonio di 460 ettari e 15 poderi. L’ultima Campani, la signora Dina Campani, andata sposa a Ciro Inghirami, lascia villa e azienda a Lodovico Inghirami e i suoi eredi.

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