PALAZZO MAFFEI

   

Il Palazzo Maffei

Un edificio bello ed autorevole

Nella seconda parte di Via Matteotti è Palazzo Maffei a catturare, per la sua imponente bellezza, lo sguardo del visitatore. Fatto costruire nei primi del Cinquecento da Mario Maffei, umanista volterrano, segretario di Papa Eugenio IV, di Pio II, vescovo di Cavaillon, amico di scrittori e poeti tra cui l’Ariosto, il palazzo, con il bell’atrio, il cortile e la scala monumentale, ha subito nel corso del XIX-XX secolo notevoli alterazioni dalla sua costruzione originaria databile al 1527.

La famiglia Maffei, presentando tre rami a Volterra, è tra le famiglie volterrane più longeve. Famiglia antichissima i Maffei sono ricordati fin dal 907, con Umberto di Maffeo. I personaggi più famosi ed illustri che occuparono un posto di primo piano nella storia civile, religiosa e sociale della città, sono il Beato Raffaello Maffei, autore dei Commentari urbani e sepolto a S. Lino; Niccolò Maffei, autorevole studioso e autore di importanti ricerche e il provveditore Raffaello Maffei che ospitò, nel 1668, Stenone a Volterra.

Più tardo di Palazzo Minucci-Solaini ma più antico di quello dell’Incontri e dell’Inghirami, già in uno stile più barocco anche se moderato, il Maffeiano presenta le forme grandiose del periodo più pieno e fulgido della Rinascenza. Il palazzo volterrano rimane senza una sicura attribuzione di autore. Fu terminato verso la fine del 1527, e la imponenza dell’edificio sembra ricalcare la tipologia strutturale ed architettonica dei palazzi realizzati da architetti romani.

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Con il suo portale coronato da bugnato e da finestre rettangolari con cornici in pietra, Palazzo Maffei presenta, al primo piano, finestre con timpano aggettanti e, al secondo piano, finestre architravate, uno spiovente di gronda conclude la copertura, dove nei cassettoni è ripetuto il motivo ornamentale del fiore a esapetalo che ricorre anche nelle colonne dell’atrio.

Ma la bellezza e l’autorevolezza dell’edificio non si limita al solo esterno se, come ci racconta Raffaello Maffei, nel palazzo si trovavano diversi frammenti di colonne, capitelli ed altro ornamenti del teatro Romano.
Così la facciata che raffigura la munificenza di Mons. Maffei, mostrava anche pitture a chiaro scuro lumeggiate d’oro, dipinte da Daniele Ricciarelli, con un fregio rappresentante un trionfo romano. Il palazzo fu, nel XVIII secolo, acquistato da Mario Guarnacci che, nei quattro vani in basso, dispose la raccolta di urne etrusche, andando cosi a costituire il primo Museo a Volterra, visitato da vari eruditi e da personalità come il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, come ricorda una lapide apposta nell’interno del cortile, all’inizio della scalinata. Intorno al 1840 il palazzo diventò di proprietà di Giuseppe Leoncini e, successivamente, di Carlo Ruggieri Buzzaglia.

L’altro Palazzo della Famiglia Maffei sorge proprio di fronte alla Chiesa di San Michele.
L’angolo Sud-Est è costituito dai resti di una casa torre medievale che venne inglobata con la costruzione del palazzo seicentesco; questa casa torre nel XIV secolo era di proprietà della famiglia Caffarecci. Sappiamo, da un documento del XV secolo, che a questa torre erano unite anche altre case, sempre della famiglia Caffarecci, che si trovavano dove ora sorge il palazzo; dietro alle case vi era un giardino e al piano terra vi erano due botteghe, una delle quali era di uno speziale.

In queste abitazioni, ospiti di ser Giovanni Caffarecci capitano dei famigli de’ priori di Firenze, alloggiarono molti personaggi della famiglia Medici. Qui si fermarono, fra gli altri Lucrezia Tornabuoni, madre del Magnifico, e Cosimo il Vecchio, in occasione delle loro gite ai Bagni a Morba.

Il palazzo venne ricostruito nel corso del Seicento quando venne acquistato dalla famiglia Maffei di cui possiamo vedere lo stemma Sopra la porta di ingresso. Il disegno della porta di ingresso è stato attribuito ad Antonio da San Gallo, mentre la facciata del palazzo è stata realizzata ai primi del 1800 su disegno del volterrano Angelo Bellucci. Dal 1901 è di proprietà della famiglia Bianchi.

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