MUSEO ETRUSCO GUARNACCI

   

Volterra e la Toscana, la casa degli Etruschi

Un popolo misterioso e amato e una delle collezioni dedicate più importanti del mondo ti aspettano a Volterra

Tra i più antichi musei d’Europa, ospita una collezione fondamentale per la conoscenza del popolo etrusco. Superbe e famosissime le opere qui racchiuse, tra cui l’Ombra della sera, sublime e misteriosa. Immancabile tappa di un soggiorno in Valdicecina.

Capolavori dell’Arte al Museo Etrusco

Approfondisci la conoscenza

OMBRA DELLA SERA

A chi non fosse appassionato di storia antica questa statua potrebbe sembrare l’opera contemporanea di un artista eclettico, che crea le sue opere idealizzando le forme e trascurando totalmente le proporzioni.
In realtà questo reperto, che non costituisce un unicum e il cui nome – Ombra della Sera – suggestiva definizione impropriamente attribuita a Gabriele d’Annunzio, risale al III sec. a.C. ed è una vera e propria icona della civiltà etrusca.
Questa definizione ben si addice a questo singolare bronzetto allungato, che evoca nella forma plastica l’ombra proiettata sul terreno dalla figura umana alla luce del tramonto.

Non vi sono informazioni sicure sulla data e sul luogo della scoperta di questo celebre bronzo.
Anton Filippo Gori, erudito fiorentino del Settecento, lo vide a Firenze nella piccola collezione della casa Buonarroti e ne pubblicò il disegno nell’opera “Museum Etruscum” (1737), sostenendone la provenienza da Volterra anche se le leggende attorno a reperti così singolari, non mancano mai.
La più celebre in questo caso racconta di un archeologo francese che fu sorpreso da un forte temporale mentre passeggiava nel territorio intorno a Volterra. Un contadino lo accolse nella propria casa e lo fece sedere accanto al camino, mentre con un pezzo metallico lungo e affusolato si mise a riattizzare il fuoco.

Lo stupore dell’archeologo fu grande quando si accorse che l’improvvisato attizzatoio altro non era che la statuetta votiva etrusca che poi diventò famosa appunto come.
Dopo il 1750 Mario Guarnacci, che era in contatto con gli antiquari fiorentini, si appropriò del bronzo tramite acquisto o scambio, inserendolo nella sua collezione che rappresentò il nucleo centrale del nascente Museo Guarnacci.
Il dato certo è che fu sicuramente ritrovata a Volterra prima del 1737.

La statuetta, per nella singolarità della sua esecuzione e delle dimensioni, non è opera isolata ma appartiene ad una serie tipologica, quella degli ex-voto allungati che rappresentano aruspici, offerenti, divinità, ben documentata nell’Italia centrale e in particolare nell’Etruria interna e nel Lazio. 
L’attenta caratterizzazione dei tratti somatici sembra rilevare una intenzione di riprodurre delle caratteristiche individuali ben definite, che evidenziano l’influsso della ritrattistica greca del III-II secolo a.C.. Anche il tipo di acconciatura, abbastanza anti-convenzionale, riconduce allo stesso ambito cronologico.
Comunque sia l’Ombra della Sera resta muta e gli studiosi non possono che arrendersi di fronte all’impossibilità di dargli un senso o una collocazione che non sia la grande e indistinta categoria degli oggetti votivi, sotto la quale vengono catalogati anche quei reperti che non trovano spiegazioni adeguate.

Francesco Gori nel suo “Museum Estruscum” definisce la statuetta votiva etrusca una divinità giovanile, forse un lemure, spirito dei morti, o Tagete, in quanto nudo e fanciullo al contempo, ma di fatto quel corpo allungato, quel volto ovale caratterizzato dagli occhi incassati e il naso triangolare, con una massa di capelli ricci ad incorniciarlo, resterà senza un nome.

L'URNA DEGLI SPOSI

Tra i pochi esempi di urne in terracotta del museo volterrano spicca il coperchio di un’urna, meglio noto come urna degli sposi. E’ una scultura di estrema suggestione: assieme al bronzetto allungato (la cosiddetta Ombra della Sera) è uno dei simboli del Museo Guarnacci.

Il coperchio raffigura una coppia di sposi distesa sul letto nella consueta posizione del banchetto.
La realizzazione dei volti, di un estremo apparente realismo, e dei dettagli dell’abbigliamento è di elevatissimo virtuosismo tecnico, in questo favorita dal materiale in cui l’opera è stata realizzata, la terracotta, adatta al veloce tocco di stecca che consente la cura dei minimi dettagli.

Incerta e controversa la datazione di questo singolare prodotto delle botteghe volterrane: recentemente si è proposta una interpretazione che tiene di conto di tutta una serie di elementi storici ed ideologici. Numerosi dettagli indicano con chiarezza che questo monumento funerario non appartiene ad una produzione standardizzata ma è stato realizzato dietro la specifica richiesta di un committente che voleva farsi rappresentare “all’antica”. La riscoperta dell’iconografia della coppia al banchetto, della quale abbiamo esempi nel periodo più antico della produzione di urne (fine III inizi II sec. a.C.) e che voleva rappresentare il valore del vincolo familiare, e lo stesso materiale, la terracotta, impiegato anch’esso nella prima fase della produzione, indiziano nel committente una ben precisa volontà retrospettiva.
I volti degli sposi, una coppia non giovanissima, hanno una espressività unica con i loro sguardi che si incrociano e i tratti del volto finemente lavorati e ricchi di particolari.
Uno sguardo, quello degli sposi, che ci porta ad esplorare i misteri del popolo Etrusco.

LA COLLEZIONE DI URNE ETRUSCHE

Il Museo Etrusco Guarnacci contiene, tra gli altri capolavori, la più grande collezione di urne etrusche d’Italia. Questi umili, ma significativi prodotti dell’artigianato artistico etrusco sono una sorta di trait d’union tra il mondo antico e noi.

Reimpiegate nel Medioevo, conosciute, raccolte e utilizzate come arredamento e materiale di costruzione durante l’Umanesimo e il Rinascimento, furono oggetto privilegiato di riscoperta durante il XVIII secolo.
Molte urne etrusche volterrane sono sparse, come testimonianza della civiltà etrusca, in molti musei del mondo tra i quali citiamo in British Museum, il Louvre e molti altri.

L’urna etrusca, nella classica accezione di contenitori delle ceneri del defunto, che sostituisce in materiale durevole (pietra, alabastro, terracotta) l’involucro deperibile (cuoio o stoffa) in cui venivano raccolti i residui del rogo funerario. L’evoluzione tipologica dell’urna in Etruria va di pari passo col la stessa storia del popolo etrusco, dalla prima età del ferro al momento dell’assoggettamento al potere romano.
Esse erano collocate nelle sepolture etrusche (necropoli) di cui il territorio volterrano era particolarmente ricco e delle quali rimangono purtroppo solo alcune tombe della Necropoli dei Marmini.
A Volterra la produzione di urne con coperchio conformato a figura umana ha inizio entro la prima metà del III secolo a.C. Ma l’urna a figura umana non è il solo tipo di contenitore delle ceneri nell’ambiente volterrano; vi è anche un altro tipo di urna, conformata a forma di casa, che sicuramente è più antica.

L’ampia raccolta di urne inizia già al piano terreno del Museo per poi continuare ai piani superiori.
Esse costituiscono l’espressione più autentica dell’arte locale dal IV sec. a.C. fino al sorgere dell’età imperiale romana.
Le urne sono scolpite in tufo o in alabastro, pietre scavate nell’agro volterrano, e solo alcune sono modellate in terracotta. Eccettuati gli esemplari di tipo semplice, fatti a immagine di casa o tempio, il coperchio dell’urna riproduce la figura del defunto coricato col fianco sinistro sul letto del convivio.
Nella mano destra tiene un attributo che, che per gli uomini è un recipiente per le libagioni (patera) o materiale di scrittura (tavolette cerate ecc.). Le donne esibiscono vari oggetti tra cui: specchio, ventaglio, melagrana, la quale è interpretata come il simbolo della fertilità. La testa, di proporzioni assai più grandi del corpo dà risalto ai caratteri fisionomici del trapassato: in molti coperchi si tratta di riproduzioni convenzionali, scolpite in serie; in altri si hanno veri e propri ritratti, il cui accentuato realismo raggiunge spesso un considerevole grado di potenza espressiva.
La cassetta dell’urna su cui posa il coperchio è variamente istoriata e le urne di questo Museo, che ne espone oltre 600, sono classificate secondo il soggetto rappresentato sulla fronte.
Molti i motivi rappresentati, tra quelli più semplici decorate con fiori, simboli, animali o con scene ispirate alla vita e alla religione etrusca.

Ma le più belle e interessanti sono sicuramente quelle con rappresentazioni mitologiche le quali, seppur derivanti da matrice greca, attestano per la loro varietà tipologica, e le frequenti inclusioni di elementi locali, l’impronta degli artefici etruschi. Alcune urne in alabastro si raccomandano per l’accuratezza dell’esecuzione che è particolarmente accentuata in certe composizioni mitiche in cui è evidente il proposito di staccare le figure dal fondo per creare l’effetto scenografico.
Tra i temi principali delle urne ricordiamo: Scene di congedo funebre, viaggio agli inferi.
Oltre a questi quelli di derivazione mitologica: la leggenda del Minotauro, i centauri, il cinghiale Caledonio, Perseo, il ciclo Tebano, il ciclo Troico.
Una collezione unica al mondo che ci consente di esplorare conoscere e emozionarsi di fronte al mistero del popolo etrusco.

Il popolo etrusco: scoprilo al museo

Conosci la vita, le credenze, le idee e gli oggetti degli antichi abitanti di Volterra

La suggestiva “modernità” delle forme allungate dell’Ombra della sera o lo sguardo inquietante dei due anziani coniugi raffigurati sull’Urna degli sposi valgono da soli una visita al Guarnacci, uno dei più antichi Musei pubblici d’Europa.

Il bel palazzo dove sono esposte le migliaia di testimonianze del passato etrusco e romano di Volterra, l’arredo di alcune sale, alcuni criteri dell’esposizione sono anch’essi storia di un certo modo di fare cultura.

Pertanto, quanti oggi visitano il Museo hanno, forse, l’impressione di trovarsi di fronte a un Museo dai due volti e, diremmo, dalle due anime: una antica, riflessa in sale con vecchi mobili e moltissimi oggetti spesso collocati gli uni accanto agli altri solo perché sono fatti dello stesso materiale, e una contemporanea, rispecchiata in spazi di concezione attuale con pochi significativi reperti corredati di didascalie e pannelli esplicativi.

Il Museo nasce alla metà del Settecento in quel periodo di intensi studi e ricerche sulle antichità italiche durante il quale Volterra fu una vera e propria capitale culturale.

È anche uno dei musei etruschi più antichi ed importanti d’Italia. In esso sono conservati la maggior parte dei materiali provenienti da scavi e ricerche a Volterra e nel suo territorio.

Il nucleo principale del museo è costituito da circa 600 urnette funerarie etrusche, destinate a raccogliere le ceneri dei defunti. La produzione si diffuse a Volterra fra il IV e il I secolo a. C. usando vari materiali: terracotta, pietra, alabastro. Le urne più significative sono in alabastro, materiale facile da modellare e che si prestava anche ad essere dipinto. Fra i reperti più famosi vi è l’Ombra della Sera, un bronzetto etrusco dalla caratteristica forma allungata, la Stele di Avile Tite, l’Urna degli Sposi.

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