MUSEO DELLA TORTURA

   

Una lunga storia crudele

Il museo ripercorre, con ricostruzioni e pezzi d’epoca, la millenaria storia della punizione e della pena capitale

Il museo raccoglie macchine per la tortura e l’esecuzione capitale sia originali che ricostruite. Un viaggio alla scoperta di tecnologia ed efferatezze dei secoli passati, illustrate con schede descrittive e incisioni, stampe e dipinti d’epoca.

Per tutta l’Europa sono stati raccolti e messi insieme questi strumenti; alcuni addirittura sono pezzi d’eccezionale rarità, risalenti al XVI e XVII secolo, o ricostruzioni filologiche, dell’Otto e Novecento, di originali antichi e introvabili. Macchinari forse meno noti, ma incredibilmente sofisticati che dimostrano quanto la fantasia umana ed il suo raffinato ingegno non abbia conosciuto limiti nella ricerca di sistemi atti ad infliggere le più atroci e crudeli torture.

Il patrimonio artistico e storico della Società comprende: armi, congegni e strumenti di tortura, di esecuzione capitale e di umiliazione pubblica nonché incisioni, stampe e dipinti d’epoca. La raccolta è corredata da illustrazioni e schede esplicative in diverse lingue (italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e giapponese).

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La continua acquisizione di oggetti effettuata negli anni ha permesso di diversificare il patrimonio museale e di offrire esposizioni differenziate come tematiche o come finalità culturali, rispetto anche alla realtà e alle esigenze del Paese aderente all’iniziativa. La collezione, composta ormai da più di migliaio di pezzi, è stata attualmente suddivisa in cinque musei permanenti e altrettante mostre itineranti a livello mondiale.

Molte sono già state le Città che hanno accolto con grande interesse la Mostra che, avviata nel 1983 a Firenze (Italia), è ormai diventata di fama internazionale conquistandosi così il titolo di “formidabile testimonianza contro la criminalità di stato e di potere in ogni luogo e tempo esercitata”. Durante il suo percorso ha sempre riscosso un incredibile successo di pubblico e favorevoli consensi da parte della critica, della stampa e della televisione (nazionale e locale).

L’unicità di questa collezione sta nel taglio, inedito, perfettamente attuale che è stato dato all’esposizione: l’allestimento, nonostante il tema trattato, è sobrio, fatto di immagini e testimonianze che rappresentano in modo crudo ma vero l’atrocità della violazione dei diritti umani; un tentativo di storicizzazione inserito in un contesto sociale. Proprio per questo la Mostra è sempre stata presentata in edifici storici, torri o castelli, luoghi dove esiste un’ambientazione adeguata a ricreare l’atmosfera necessaria senza indurre a sensazionalismi negativi e artificiosi.

È importante sottolineare che questa Mostra fa parte di un più ampio progetto che prevede attività collaterali e multimediali quali incontri, dibattiti e rassegne culturali in collaborazione con Associazioni Internazionali quali Amnesty International, che sempre ha sostenuto la nostra iniziativa, l’Accademia Messicana dei Diritti Umani, le Nazioni Unite e l’appoggio da parte di Enti Pubblici ed Istituzioni Nazionali.

L’obbiettivo della Mostra è quello di lanciare un messaggio contro la tortura, ma è pure un grido d’allarme per il futuro. In un momento in cui tornano in modo sinistro agli onori della cronaca quotidiana temi come l’antisemitismo, l’intolleranza, il razzismo, la violenza, la guerra, questo progetto, articolato secondo diverse iniziative culturali, rappresenta sicuramente un momento di riflessione, un invito a ricordare per non dimenticare. Mettere a tacere la verità sul passato induce un sonno che presto riporta agli errori del passato. È bene invece che la società veda e rifletta su queste cose che risvegliano non la coscienza sadica ma la coscienza civile. Se questi congegni ripugnano sono nondimeno preziosi documenti storici che devono essere conservati ed esposti per compiere una funzione non solo documentaristica ma anche umanitaria e di utilità sociale.

L’intento della Mostra è proprio questo: scioccare l’opinione pubblica in modo talmente profondo da provocare un moto istintivo di repulsa civile; renderla consapevole che l’errore sta nell’uomo e che può vincerlo solo con l’intelligenza e l’eterna vigilanza.

Una Mostra in definitiva che vuole essere non solo un atto di accusa e di denuncia contro la tortura e la pena di morte o qualsiasi trattamento inumano e degradante, ma che vuole anche richiamare l’attenzione su quei Paesi dove ancor oggi garantismo e democrazia sono valori lontani. Secondo un rapporto redatto da Amnesty International, sono circa 140 i Paesi del mondo dove attualmente hanno luogo gravi violazioni dei diritti umani. Questi abusi esigono una risposta a livello internazionale: la protezione dei diritti umani è una responsabilità universale che trascende i limiti di nazionalità, razza e ideologia (politica o religiosa che sia).

È importante segnalare che i proventi ricavati dall’esposizione saranno destinati al finanziamento delle attività sopra citate e all’attuazione di ulteriori musei permanenti contro la tortura.

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