LE TERME DEL BAGNONE

   

Un complesso architettonico unico

di origine etrusca

Nel comune di Castelnuovo Val di Cecina, nei pressi di Sasso Pisano, sono stati ritrovati i resti di un importante impianto termale di epoca etrusca.
Si tratta, per il momento, dell’unico esempio di una struttura del genere esistente nel territorio dell’antica Etruria. Queste terme avevano, probabilmente, una notevole importanza dal punto di vista del culto, essendo connesso al valore curativo delle acque termali.
In quella zona, infatti vi sono numerose sorgenti calde le cui acque venivano convogliate alle vasche della struttura ed erano destinate, verosimilmente, a curare malattie sotto il controllo di sacerdoti-curatori.
Sono stati trovati i resti di strutture di culto e di ambienti destinati all’ospitalità, dove probabilmente trovavano posto i pellegrini che giungevano nelle terme per curarsi e per venerare gli dei della salute.

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Il complesso sacro termale etrusco a Sasso Pisano

Lungo l’antico itinerario fra Volterra e Populonia è tornato alla luce un vasto complesso sacro- termale legato al culto delle acque in un’area dove da sempre i fenomeni geotermici hanno influenzato la vita degli abitanti.
Dopo il ritrovamento di una tegola con bollo in caratteri etruschi, le campagne di scavo hanno portato alla luce, seppur parzialmente, un complesso architettonico unico no ad oggi nell’Etruria settentrionale, articolato in diversi settori e con diverse fasi di vita.
Il carattere sacro del complesso è confermato dal ritrovamento di due statuette: una “Menerva” in piombo e stagno e una piccola offerente in bronzo, entrambe di netta impronta volterrana.

Un’intensa frequentazione.
Ad una prima fase, con monumentale stoà (grande porticato) a tre braccia, si aggiunge, nella prima metà del II secolo a.C., un impianto termale che sfrutta in parte le murature del portico per appoggiarvisi. Successivamente l’area viene sconvolta da un grande movimento franoso che trascina a valle parte delle strutture. Dopo un abbandono di quasi un secolo gli edifici, parzialmente ristrutturati, rimangono in uso fino alla fine del III secolo o gli inizi del IV secolo d.C., come testimoniano un gruppo di 64 monete in bronzo di epoca romana.

“Aquae Volaterrae”?
La monumentalità e l’ampiezza del complesso, che si stende ben oltre l’area indagata, rende probabile l’identificazione con uno dei due impianti termali – Aquae Volaterrae e Aquae Populoniae – indicati nel segmento IV della Tabula Peutingeriana, una carta geografica militare dell’Impero Romano. La sua posizione al confine tra i territori di Volterra e Populonia, e altri dati archeologici inducono a riconoscere in questo edificio un avamposto estremo dello stato volterrano.

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