LE MURA ETRUSCHE DI VOLTERRA

   

La più grande cinta muraria d’Etruria

Un bellissimo esempio di architettura etrusca

Le mura di Volterra sono un’opera di ingegneria militare a difesa di Volterra risalente all’epoca etrusca e via via modificata nel corso dei secoli.
Le primitive mura, di cui rimangono lunghi tratti, furono costruite in epoca etrusca intorno al IV secolo a.C. e rimasero in uso per tutto l’alto medioevo, fin quando il Comune di Volterra decise la costruzione di un nuovo sistema difensivo, che tuttavia ingloba molte delle strutture murarie etrusche.
Le antiche mura che recingevano la città avevano uno sviluppo di circa 7 km, mentre la cinta medievale che corrisponde all’estensione attuale, è di soli 2.6 km.
Il materiale principalmente usato per la costruzione fu il panchino, pietra tipica della Toscana occidentale: la varietà adoperata nel volterrano, è costituita da una grana molto fine e di colore bianco: venne utilizzata anche per le urne cinerarie, per la muratura dei palazzi e per i lastricati stradali.

Il tracciato etrusco

Furono probabilmente realizzate per il crescente bisogno di difesa dovuto alle incursioni dei Celti da Nord e dei Romani da Sud. La fortezza di Volterra superò tutte le altre cinte murarie etrusche conosciute per estensione e per magnificenza costruttiva: nella prima metà del III secolo a.C., il tracciato si estendeva per un percorso di 7.280 m, racchiudendo un’area di circa 116 ettari. Si trattava di un percorso molto articolato e vario, studiato per sfruttare al meglio le caratteristiche morfologiche della collina su cui sorge la città e per includere all’interno del circuito murario anche un buon numero di sorgenti, nonché aree verdi da adibire all’agricoltura e all’allevamento oltre che, in tempi di necessità, all’accoglienza e alla protezione della popolazione extraurbana.

Questa imponente costruzione vide la luce durante un periodo in cui anche in altre città etrusche si provvedeva al miglioramento delle opere di difesa e in cui la città di Volterra doveva far fronte ad un aumento demografico considerevole. Partendo da due angoli della vecchia rocca di Velathri (rimasta sempre senza rivestimento di massi ai fianchi) la cinta include, entro un continuato muro, tutta l’area centrale, dove si trova la città attuale, fino allo sbalzo di Porta San Francesco. Soltanto un secolo dopo, questa vasta costruzione fu ingrandita, andando a comprendere nel suo interno anche il ripiano sottostante in cui è situata la chiesa di San Giusto, la Guerruccia, fino alle attuali “balze“.

Così le mura etrusche vengono descritte in una guida ottocentesca della città: “sono queste mura costruite di grosse pietre quadrilatere della larghezza di nove piedi romane le più piccole, e le maggiori di circa dodici unite, e sovrapposte, senza alcun cemento, ed interamente composte tutte di sasso senza alcun ripieno di terra per la grossezza di sedici palmi naturali e fabbricate per luoghi di difficile accesso”.

La cinta muraria di Volterra ora visibile è di particolare pregio nelle sue più antiche porte: Porta all’Arco a sud, assai ben conservata, con le tre protomi sul fornice esterno e il Portone, detto Porta Diana, a nord. Quest’ultima, sotto l’aspetto archeologico, è meglio conservata dell’altra, che subì, fino all’antichità, numerosi mutamenti che andarono a cambiare il suo aspetto primitivo. La pianta della Porta Diana è simile a quella della Porta all’Arco, sebbene sia di dimensioni più ristrette; ciò va a dimostrare che la costruzione di queste due aperture nella cinta avvenne nello stesso periodo. In epoca successiva alla costruzione della Porta all’Arco, i fianchi della vecchia apertura dovettero essere in parte demoliti, per permettere la costruzione dell’arco su dei cornicioni di stile più recente in tufo, anziché in panchina, come tutte le mura volterrane.

Localizzazione: Volterra, Vari luoghi della città
Nei comuni di: Volterra
Modalità di Fruizione: Accesso libero. La cinta muraria etrusca è ben visibile, oltre che a Porta all’Arco e Porta Diana, in molti tratti tra cui, quello meglio conservato sul retro della Scuola Statale d’Arte in Via della Penera.

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