L’ACROPOLI ETRUSCA

   

Vestigia etrusche nel cuore di Volterra

L’acropoli racconta la storia più antica di Volterra e della nostra terra,
abitata con continuità da millenni

Sulla sommità della collina dove si trova la città di Volterra sono stati condotti degli scavi archeologici che hanno portato alla scoperta di un complesso santuariale formato da templi ed altri edifici di supporto, con una continuità di utilizzo fin dal VII sec. a.C. e terminata con il III sec. d.C. .
Fin dalle origini della città l’acropoli – la parte più alta della collina – è stata sempre consacrata come luogo di culto per tutta la comunità che risiedeva a Volterra. Gli Etruschi sceglievano per i loro templi zone da cui si potesse vedere molto lontano per poter interpretare il futuro dai segni che comparivano nel cielo (uccelli in volo e fulmini).

Vari templi si sono succeduti nel corso dei secoli, ma i resti archeologici che possiamo adesso vedere in questo luogo sono i resti dei basamenti e degli edifici di servizio di due templi risalenti all’età ellenistica (III-II secolo a.C.). Questo doveva essere il periodo di maggiore frequentazione dell’area e vennero costruiti nuovi edifici e strutture di supporto all’attività templare.
Gli edifici etruschi erano costruiti in materiali facilmente deperibili come il legno e l’argilla che non sono sopravvissuti al passare del tempo. Per questo motivo oggi a Volterra, come in altri centri, non si vedono che pochi resti di quelli che erano in origine edifici sontuosi e riccamente decorati.

Un villaggio naturalmente difeso

con una vista dominante sul territorio circostante, fino al mare

Gli scavi dell’Acropoli hanno portato alla luce un quartiere dedicato alle attività religiose: a partire dal VI sec. a.C., in questa zona sono sorti edifici di culto ed ambienti di servizio ad essi collegati, come magazzini e alloggi dei religiosi.

La fase edilizia più complessa è quella di età ellenistica (III-II sec. a. C.), alla quale risalgono due edifici di culto, denominati convenzionalmente tempio A (alpha: α) e tempio B (beta: β), e altri edifici di servizio tra i quali delle cisterne di raccolta dell’acqua piovana.

Presso il margine occidentale dell’area si trova un edificio, databile al II sec. a.C., all’interno del quale è stato scoperto un affresco dai colori ricchissimi: verde, rosso, nero, giallo, bianco, vinaccia, che sono disposti in sintassi geometrica a decorazione di un vano della costruzione. Una parte di questo ritrovamento, eccezionale per l’intera Etruria, si trova nel Museo Guarnacci.

Il tempio Alpha, risalente alla seconda metà del II sec. a.C. e quindi più recente del tempio B, deriva la sua forma dai templi di tipo greco. Comprendeva una cella chiusa, circondata su tre lati da colonne, e una parte frontale, alla quale si accedeva da una scalinata. Si sono conservati blocchi del rivestimento del podio, in pietra arenaria grigia modanata, e alcuni elementi della decorazione architettonica. Un vano incassato nel podio dava accesso ad una cisterna profonda oltre otto metri, contenente l’acqua necessaria per i rituali.

Il tempio Beta, databile alla seconda metà del III sec. a.C., è posto sul margine settentrionale dell’area. Purtroppo la maggior parte delle sue strutture è andata perduta a causa di una cava sottostante. Circondato da un muro detto di temenosio, che – come anche nel tempio A – separava l’area sacra dal resto della zona, si trattava di un edificio di tipo tuscanico, di pura tradizione etrusca. Era composto di due parti, di uguale grandezza: una cella chiusa posteriore, completata sul fronte da un colonnato di tre file, ognuna di quattro colonne. Il tempio si ergeva su un podio, accessibile tramite una scalinata. I materiali di costruzione erano deperibili: legno e argilla, mentre la copertura dell’edificio, in tegole, includeva terrecotte modellate a mano e a stampo, in parte conservate al Museo Guarnacci.
La zona santuariale fu costruita in modo da poter raccogliere l’acqua piovana. La mancanza di sorgenti sulla sommità della collina, infatti, costrinse i costruttori a realizzare un perfetto impianto di raccolta per provvedere a tutte le necessità di acqua della zona.

L’acqua piovana veniva incanalata dai tetti e dallo spiazzo antistante i templi verso grandi cisterne in pietra, per essere poi utilizzata sia durante le cerimonie religiose che come riserva in caso di siccità.

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