LA STORIA

 
 

Da tremila anni nel cuore della Toscana

Visita una terra antica e moderna, affascinante e unica:
Volterra e la Valdicecina

Che ci si perda tra le vie dei borghi storici o nelle campagne tra i casolari, tra le pievi ed i castelli le sorprese non mancano mai. Musei, siti archeologici e visite guidate consentono di incontrare la storia come una vera esperienza da vivere!

LA STORIA DI VOLTERRA

Dal IX al VII secolo a.C. Volterra fu un centro di grande rilievo della civiltà Villanoviana. Potente lucumonia etrusca, con il nome di Velathri, raggiunse il massimo sviluppo politico, economico e culturale dal IV secolo al I secolo a.C..
Fu quindi l’ultima lucumonia a sottomettersi al potere romano quando, dopo aver preso le parti di Mario, nella guerra contro Silla, la città fu costretta ad arrendersi, nel 81-80 a.C..
Nel periodo romano, Volterra fu ragguardevole municipio. Dette i natali al secondo papa della storia cristiana, San Lino, e al poeta Persio Flacco.
Nel V secolo d.C. Volterra divenne sede vescovile.

Durante l’invasione longobarda divenne castaldato, cioè circoscrizione territoriale che dipendeva direttamente dalla corona. Ma nel X secolo dovette subire uno dei più difficili momenti della sua storia per i gravi danni alla città e ai suoi abitanti arrecati dalle truppe ungare che lo stesso signore di Toscana, Arrigo, aveva chiamato in aiuto nella lotta contro Berengario I re d’Italia.
Da allora ebbe inizio un lungo periodo, durato più di tre secoli, in cui andò progressivamente affermandosi il potere temporale dei Vescovi. Una serie di privilegi loro concessi dal potere imperiale, resero i Vescovi di Volterra padroni indiscussi della città.
Infatti Enrico VI nel 1186 conferma ad Ildebrando Pannocchieschi vescovo, il titolo di Conte Palatino in Toscana e principe del Sacro Romano Impero con il diritto di eleggere a proprio piacere i consoli e di battere moneta. Il potere assoluto di Ildebrando, che rimase vescovo fino al 1211, rappresentò un freno gravissimo allo sviluppo del Comune, un’istituzione che altrove, in Toscana, era invece espressione di maggiore libertà e autonomia per la popolazione.

Il Comune di Volterra perciò dovette affrontare un periodo di intense discordie che lo opponevano ai vescovi, ma nel 1239, con la morte di Pagano Pannocchieschi, il Comune poté consolidare un maggior potere sia pure inizialmente contrastato dall’autorità imperiale di Federico II.
Alla morte di questi, il Comune riacquistò una maggiore indipendenza: allora ebbe inizio la costruzione della cinta muraria medievale (meno estesa di quella etrusca) ed il completamento del Palazzo dei Priori.

Il Comune, che sul fronte esterno era stato spesso impegnato nelle lotte contro le comunità vicine di San Gimignano e Colle Val d’Elsa, dovette affrontare, intorno alla metà del XIII secolo, anche dure battaglie interne fra le famiglie degli Allegretti, ghibellini, e dei Belforti, guelfi. Questi ultimi ebbero alla fine il sopravvento, ma la loro vittoria condusse presto ad aspre lotte fra gli stessi Belforti.

Di questi contrasti cercarono di approfittare i Fiorentini.
Quando infatti nel 1361 i Volterrani si ribellarono ai Belforti, Firenze fu pronta ad intervenire e ad occupare Volterra. Da allora il rapporto tra la popolazione locale e Firenze fu da sempre conflittuale. Nel 1426 si verificò la prima ribellione contro l’imposizione del catasto fiorentino guidata da Giusto Landini. Cacciata la guarnigione fiorentina dalla città fu però la stessa nobiltà volterrana ad uccidere Giusto Landini e a riportare Volterra sotto la soggezione di Firenze.

Nel 1472, invece, la ribellione contro i fiorentini fu più netta, perché le ragioni di carattere economico vennero ad incrinare i rapporti fra le due popolazioni. Firenze aveva, infatti, deciso di concedere la gestione di alcune miniere di allume situate a Castelnuovo Val di Cecina e di proprietà del Comune di Volterra a due cittadini volterrani e a tre Fiorentini. La popolazione resasi conto di essere stata danneggiata economicamente, uccise Paolo Inghirami, uno dei due Volterrani beneficiari dell’avvenuta concessione.

La reazione di Firenze fu violenta, i Volterrani dovettero ritirarsi nella città dove furono assediati dal Montefeltro che con le sue truppe mercenarie perpetrò il famoso “sacco di Volterra”.
Nella notte, alcuni Volterrani aprirono le porte cittadine e favorirono l’ingresso delle armate fiorentine che saccheggiarono la città.

Successivamente, nel 1530, la città rimase coinvolta nella guerra tra Carlo V e la Repubblica fiorentina. Volterra, favorevole ai Medici, dovette subire, in un primo momento, l’assedio di Francesco Ferrucci, inviato dalla Repubblica fiorentina a liberare i prigionieri repubblicani trattenuti a Volterra.
Conclusasi questa battaglia a favore dei repubblicani, la città fu poi teatro di uno scontro più aspro che vide opposte ai repubblicani fiorentini le truppe imperiali di Carlo V che però furono battute.
Ben presto tuttavia, i Medici tornarono al potere a Firenze e Volterra fu assorbita definitivamente nel Granducato di Toscana.

LA STORIA NELLA VALDICECINA

In Valdicecina le colline sono costellate di borghi medievali, fortezze militari, pievi, abbazie e di insediamenti per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo che rappresentano il risultato di un intenso lavoro di adattamento reciproco tra l’uomo e natura.
I nostri centri abitati si trovano in alto, adagiati su fiere colline o arroccati su speroni rocciosi.
Il nostro territorio non è mai stato di facile dominio e i luoghi sicuri e adatti all’insediamento umano erano pochi.

In questa scelta sembra che la natura si sia incontrata felicemente con la cultura di un’epoca, il Medioevo, che voleva centri arroccati e dominanti. In realtà anche Etruschi e Romani prima, nobili, borghesi e contadini dopo, avevano seguito questa scelta naturale.

La cultura del poggio abitato impera e segna la Valdicecina: la stanzialità diffusa è localizzata sulle colline dal dolce declivio, i maggiori centri abitati hanno scelto invece i luoghi strategici dell’area.

Pomarance
Il territorio di Pomarance fu certamente abitato fin dalla preistoria: in particolare alla fine del neolitico, quando oltre alla pietra cominciò ad essere impiegato il bronzo. Nei dintorni di Pomarance, infatti, sono state ritrovate numerose tombe del terzo millennio a. C., contenenti diversi oggetti in bronzo.
La zona fu abitata anche in periodo etrusco come attestano i ritrovamenti archeologici: una stele funeraria del IV sec. a.C. e una tomba scoperta, rinvenuta sotto la chiesa si San Giovanni Battista a Pomarance, dopo che era già stata saccheggiata.
Le prime risalgono al X sec. quando il Castello di Pomarance, già Ripomarance, fu offerto in dono da Ottone I ad Engheramo Inghirami. Dopo il 1000, e per tre secoli, Pomarance fu oggetto di controversie fra il Comune e i Vescovi di Volterra. Il Castello passò sotto la giurisdizione del Comune di Volterra che però gli abitanti di Pomarance non sopportarono di buon grado, tanto che, nel 1427 i maggiori oppositori locali furono fatti decapitare da Battista Arnolfi, Podestà di Volterra. Nel corso del XV sec. Pomarance subì anche due gravi invasioni: la prima del 1431 ad opera delle truppe lombarde di Niccolò Piccinino, la seconda dall’esercito di Alfonso di Aragona nel 1447.
Coinvolta infine nella guerra tra Volterra e Firenze nel 1472, Pomarance seguì le sorti del Comune vicino finché, insieme, entrarono a far parte dello Stato Mediceo.

Castelnuovo Val di Cecina
Nei secoli IX-VIII-VII a. C. si ebbe in questa zona l’assimilazione della civiltà villanoviana, già nel VII sec. a.c. dovettero esserci importanti insediamenti etruschi di Velathri, legati alle miniere e alla lavorazione dei metalli. Certamente fino al III sec a. C. fu un territorio prospero, fu sottomesso a Roma dopo la battaglia persa sul fiume Cecina (298 a. c.) e fornì a Scipione l’Africano resina e pece per le navi. Stette con Mario contro Silla, e caduto l’impero romano vi si combatterono terribili battaglie tra Goti e Bizantini (535-553). Nei primi secoli del mille appartenne ai Lombardi, finché questi non si sottomisero nel 1210 al Comune di Volterra. Nello stesso secolo, Castelnuovo, ebbe uno sviluppo che lo portò ad essere uno dei maggiori centri del contado volterrano e anche tra i più gravati da imposte. Fu conteso tra Volterra e Firenze per le cave di allume e zolfo e quando nel 1429 scoppiò la guerra tra Firenze e Volterra, Castelnuovo si schierò con i fiorentini.
Nel 1447, come altri comuni del volterrano, subì l’invasione dell’esercito di Alfonso di Aragona e al suo ritiro rimase occupato dal senese Petrucci che venne poi cacciato dai Volterrani aiutati dai Fiorentini. A Volterra interessava l’allume di cui Paolo Inghirami riesce ad ottenere lo sfruttamento, (insieme allo zolfo e al vetriolo) nel 1470. In virtù di queste risorse, a Castelnuovo vengono accordati privilegi, come quello di eleggersi da solo il Podestà. Particolari autonomie vengono confermate anche da Alessandro de’ Medici (1533). Nel 1639 infine Castelnuovo divenne feudo granducale sotto Ferdinando II e fu concesso in marchesato a Luca degli Albizzi e ai suoi discendenti. Il feudo venne abolito alla fine del 1700 da Francesco II di Lorena.

Montecatini Val di Cecina
La prima menzione di Montecatini risale all’XI secolo dove si legge che il Vescovo Pietro di Volterra dà facoltà ad alla chiesa dei Santi Giusto e Clemente di riscuotere le decime in Montecatini.
Fece parte del contado volterrano, come attesta un documento del 1225 in cui il Vescovo di Volterra si impegnava a cedere al Comune di Volterra la metà delle somme provenienti da alcuni dazi imposti al contado.
Un’ulteriore notizia risale alla metà del XIV sec. quando Montecatini apparteneva alla famiglia Belforti, già impossessatasi di Volterra.
Nel 1361 però, in seguito a un’insurrezione organizzata dai Volterrani contro i Belforti, i Fiorentini accorsero in aiuto di Volterra e le riconsegnarono Montecatini che ne seguì la sorte, fino al 1472, quando Volterra fu assoggettata alla repubblica fiorentina.

Monteverdi Marittimo
La pianura del Cornia dove si affaccia il Comune di Monteverdi era una provincia romana con il nome di Giulia Ossequiosa infatti nei pressi dell’abitato sono stati trovati numerosi resti che testimoniano la precedente esistenza di strade e palazzi di epoca romana.
Per quanto riguarda le origini dei borghi di Monteverdi e Canneto bisogna parlare del monastero benedettino San Pietro in Palazzuolo, fondato da Walfredo, nobile longobardo, probabile capostipite della famiglia della Gherardesca.
Il primo insediamento conosciuto è del 754 nella zona denominata Badiavecchia, subito fuori dall’attuale centro abitato. Dagli scavi, tuttora in corso, sono emerse delle rovine di un complesso residenziale molto grande. Sono ben visibili le mura che delimitano la zona, le tombe di alcuni monaci e un lungo corridoio, le monete e fregi ritrovati sono di chiara origine longobarda. Questo monastero resistette per ben trecento anni alle continue invasioni, fino al suo trasferimento, nel 1100, su di un colle visibile dal centro abitato di Monteverdi Marittimo.

Dove s’incontra la storia

Itinerari, musei e siti archeologici:
il lungo cammino del territorio e della sua gente

Dagli etruschi ai romani, passando per il medioevo ed il rinascimento e l’ottocento.
Tante proposte per conoscere un patrimonio inestimabile.

L'antichità

Sebbene esistano tracce della presenza umana nel territorio della Valdicecina fin dalla preistoria, le prime testimonianze certe di insediamenti risalgono all’eneolitico (3000-2000 a.C.); sepolture databili a quel periodo sono state infatti scoperte presso Volterra e Pomarance. Dalla presenza di oggetti di rame nelle tombe si può capire che in quel periodo era già diffusa l’estrazione e la lavorazione di metalli.
Soltanto a partire dal X sec. a.C., con la diffusione della cultura villanoviana nell’Italia Centrale, iniziano le testimonianze certe di un popolamento diffuso in tutta la Valdicecina; il numero dei ritrovamenti si moltiplica dimostrando l’esistenza di numerosi villaggi distribuiti su tutto il territorio.
Oltre che nella zona dell’attuale città di Volterra, infatti, sono stati trovati resti di insediamenti anche presso altri centri ancora oggi abitati, come Montecatini Val di Cecina, Querceto, Pomarance, Lustignano.
Le abitazioni erano costituite da capanne costruite con argilla e legno, alcune di esse potevano essere di notevole grandezza e molto elaborate, nonostante la semplicità dei materiali da costruzione. La fragilità del legno e dell’argilla è il motivo principale per cui sono pochissime le abitazioni villanoviane scoperte dagli archeologi.
È in questo periodo che comincia l’uso di cremare i defunti, la loro religione credeva nell’esistenza di un’altra vita dopo la morte, è per questo motivo che insieme ai resti dei defunti venivano deposti nella tomba numerosi oggetti che potevano servirgli nell’aldilà. Lo scavo delle necropoli e l’analisi dei manufatti rinvenuti, ha permesso di conoscere con una certa precisione il modo di vivere di queste popolazioni.
L’economia era legata probabilmente all’agricoltura e al commercio dei prodotti minerari, che iniziano ad essere esportati anche in altre aree dell’Italia Centrale, grazie a questi commerci le popolazioni entrano in contatto per la prima volta con i greci, la cui cultura influirà notevolmente la vita della regione.

Gli Etruschi

Intorno all’VIII-VII secolo avanti Cristo in Toscana e in molte altre aree dell’Italia Centrale si sviluppò la civiltà etrusca, che nel nostro territorio si sostituisce alla cultura villanoviana.
Gli Etruschi erano una civiltà colta e raffinata, il frequente rapporto commerciale con i greci, iniziato nei secoli precedenti, li portò ad essere, per un certo periodo, i padroni del commercio marittimo nel mar Tirreno.
É in questo periodo che nacquero le prime città della penisola, come Veio, Chiusi, Volterra, Roma stessa.
L’importazione di nuove conoscenze tecnologiche dalla Grecia consentì di realizzare per la prima volta edifici che erano almeno in parte in muratura.
Questo tipo di tecnica edilizia era però abbastanza costosa e pertanto veniva applicata solo per costruzioni di pregio, come templi e mura; ancora oggi si conservano lunghi tratti di cerchie murarie in pietra che in origine circondavano le città etrusche, fra queste una di quelle che ha le mura meglio conservate è Volterra.
Le scienze e le tecniche si svilupparono fino a consentire imprese fino ad allora impensate, quali la bonifica di ampi tratti delle paludi che si trovavano nella fascia costiera, o la realizzazione di strade.
Anche l’alimentazione cambiò, dato che proprio in epoca etrusca viene importata la coltivazione di due piante ancora oggi fondamentali: la vite e l’olivo, che da allora costituirono un importante apporto nutrizionale per gli abitanti dell’area mediterranea.
Ma anche la religione fu influenzata profondamente, infatti molti miti greci vennero trasmessi in Etruria e finirono con il tempo per essere completamente assimilati; gli antichi dei mantennero i loro nomi, ma acquistarono nuove funzioni, più vicine a quelle proprie delle divinità greche.
Ampie sono le testimonianze degli Etruschi nel nostro territorio, la città principale era Volterra, da qui i membri della classe nobile gestivano le loro proprietà: miniere, piantagioni, foreste, che si trovavano nella Valdicecina.
I numerosi villaggi che popolavano il territorio erano sotto il controllo di una o più famiglie nobili ed erano abitati interamente da servi che lavoravano per loro. I proprietari si occupavano solo di commerciare i prodotti e di creare mercati interni dove vendere i prodotti importati come risultato del loro commercio.

L'alto Medioevo

Con la fine dell’Impero romano la Valdicecina non subì enormi trasformazioni, in quanto i Goti, che erano i nuovi governanti dell’Italia propagandavano la continuità con le tradizioni romane e mantennero in parte la struttura amministrativa precedente.
Un periodo molto devastante fu quello delle guerre greco-gotiche, che si combatterono fra l’impero bizantino e il regno goto per il controllo dell’Italia fra il 535 e il 553 d.C.
La Toscana fu interessata dai combattimenti per molti anni e le pestilenze e carestie, che sono la conseguenza di tutte le guerre, ridussero le città in rovine abbandonate e spopolarono le campagne.
Furono i longobardi che, per primi, cambiarono l’assetto del territorio, dopo la conquista di Volterra, avvenuta nei primi anni del VII secolo. La città fu sottomessa al ducato di Lucca e divenne il capoluogo di un gastaldato, governato da un funzionario regio chiamato gastaldo, appunto, che risiedeva in città.
Con la nascita del Sacro Romano Impero, grazie alla conquista dell’Italia da parte di Carlo Magno nel 774, il controllo della Valdicecina non venne affidato a un conte, come per altri territori toscani, ma al vescovo di Volterra, che la governò per conto dell’imperatore fino alla nascita dei comuni, avvenuta intorno alla metà del XII secolo.
Fra il V e il IX secolo l’assetto del territorio si trasformò notevolmente rispetto all’epoca etrusca e romana. Non solo le guerre e le pestilenze, ma anche i vari cambiamenti istituzionali lo avevano profondamente modificato.
Vi si trovavano pochissimi insediamenti, perlopiù castelli, e i boschi avevano riconquistato il predominio sui campi coltivati, non esisteva più la manutenzione delle strade ed alcune aree di fondovalle si erano ridotte a paludi.
A partire dal IX secolo i vescovi favorirono il ripopolamento della Valdicecina, dapprima dei settori più vicini ai centri abitati ed in seguito in tutta la valle, è a questo periodo che risalgono toponimi come Roncolla, che deriva dal latino Roncare, disboscare, segno di un’area adattata alle esigenze umane, con abitazioni e campi coltivati.
Fino al XIII secolo ci fu una continua crescita demografica che permise una rioccupazione e un maggiore sfruttamento delle risorse del territorio, soprattutto quelle minerarie.

Il Rinascimento

L’autonomia di Volterra terminò definitivamente in seguito alla sua conquista avvenuta nel 1472 da parte delle truppe fiorentine sotto il comando di Federico da Montefeltro, capitano di ventura assoldato da Lorenzo dei Medici.
La causa scatenante fu il possesso di una miniera di allume, minerale importantissimo per l’industria dell’epoca, scoperta presso Sasso Pisano l’anno precedente. Firenze voleva il controllo dell’estrazione mineraria e per questo non esitò ad invadere il territorio di Volterra.
La guerra fu piuttosto breve, l’esercito fiorentino scorrazzò per tutto il territorio per oltre un mese ma, a parte i saccheggi per approvvigionare le truppe, i castelli e i centri abitati della Valdicecina non subirono gravi danni.
Al contrario la città fu assediata e bombardata a lungo per farla capitolare e quando i soldati fiorentini entrarono finalmente in città la sottoposero ad un devastante saccheggio che vide il furto di tutti i beni e le ricchezze dei cittadini ed anche delle chiese, che solitamente venivano risparmiate.
In seguito a questa sconfitta tutte le risorse del territorio vennero gestite direttamente da Firenze e assegnate a mercanti fiorentini o di città fedeli.
A partire dalla fine del XV secolo si accentuò un fenomeno iniziato già nel secolo precedente, lo spopolamento delle campagne: castelli, borghi e villaggi, videro diminuire costantemente la popolazione, fino a quando molti di essi scomparvero. In questo modo ampie aree della Valdicecina ritornano ad essere coperte dai boschi, con le colture abbandonate. Anche molte attività di estrazione mineraria cessarono, solamente le saline e alcune miniere non furono chiuse.
Contemporaneamente le famiglie nobili cominciarono ad acquistare terreni destinandoli in particolare alla produzione agricola o allo sfruttamento forestale. Nel territorio nacquero le ville, edifici più o meno lussuosi da cui queste famiglie controllavano i propri possedimenti, che in molti casi erano veri e propri latifondi.

I Romani

A partire dal III sec. avanti Cristo incominciò a penetrare in Etruria l’influenza di Roma che, nel corso di pochi secoli, annesse tutte le città etrusche; questa annessione, tranne qualche raro caso, avvenne in modo molto lento, si trattò più una integrazione reciproca che una conquista militare.
Questo processo terminò nel 90 a.C. quando fu concessa la cittadinanza romana a tutta la penisola, ma a quell’epoca gli Etruschi si consideravano già quasi romani.
Durante la guerra civile fra Caio Mario e Silla, Volterra si schierò dalla parte di Mario e dovette sostenere un assedio di due anni finché fu conquistata (80 a.C.). In seguito alla sconfitta i volterrani persero la cittadinanza romana e molti dei diritti che avevano ottenuto.
Per la città e il suo territorio iniziò un periodo di declino, anche economico, ma in seguito, grazie all’influenza di cui le grandi famiglie etrusche volterrane – in particolare i Cecina – godevano a Roma, i volterrani ottennero la cancellazione di tutte le punizioni.
Fu forse in questo periodo che Volterra divenne colonia romana e una parte del suo territorio, probabilmente quello più vicino al mare, venne centuriato, cioè suddiviso in lotti assegnati a coloni romani.
Fra la fine del I sec. a.C. e l’inizio di quello successivo, Volterra godette di un notevole sviluppo urbanistico. La città si trasformò, forse sulla base di un vero e proprio “piano regolatore”, la cui esistenza può essere testimoniata dalle numerose nuove costruzioni, il teatro di Vallebuona per primo, che sembrano essere allineate secondo nuovi assi viari.
Questi nuovi edifici, caratteristici delle città romane (il teatro, le terme, le cisterne sotterranee) erano finanziate dalle grandi famiglie che ancora controllavano il territorio, che pagavano la costruzione e donavano le strutture alla città.
Recentemente, nell’immediata periferia di Volterra, è stata fatta una scoperta archeologica di grandissimo interesse con un primo scavo che ha portato alla luce un anfiteatro romano di grandi dimensioni per il quale si stanno cercando le risorse per riportarlo alla luce completamente.
Il territorio sotto il controllo di Volterra era ricco e produttivo quanto in epoca etrusca e probabilmente era governato dalle stesse famiglie e con gli stessi metodi di alcuni secoli prima. In alcune aree, come ad esempio nella fascia costiera, si impiantarono delle ville di proprietà di ricche famiglie, seguendo un sistema di gestione del territorio fino ad allora non importato nella nostra area.
Un paio di secoli più tardi questa zona si avviò verso un lento e inesorabile declino, in quanto la politica commerciale dell’impero romano privilegiava le zone più vicine alle vie consolari. In Valdicecina solo le aree intorno alla via Aurelia continuarono ad essere sfruttate per l’agricoltura, nel resto del territorio ai campi coltivati si sostituiscono i boschi e le miniere vengono chiuse.

L'età dei Comuni

Intorno alla metà del XII secolo nacque il comune di Volterra, che in breve tempo sostituì il vescovo nel controllo della città e di una gran parte del territorio.
Questa nuova istituzione nacque inizialmente per motivi economici, in quanto i ricchi mercanti e possidenti volterrani non volevano che fosse il vescovo a controllare la politica cittadina, quando invece la maggior parte delle ricchezze era in mano loro. Inoltre le concessioni minerarie, i diritti sui boschi, sulle strade e sui ponti erano sottoposte all’autorità imperiale e del suo vicario a Volterra, il vescovo appunto.
In breve tempo, fra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, il comune ottenne il diritto all’autonomia decisionale, sostituendosi al vescovo nella decisione e riscossione di tasse, gabelle, diritti; ottenne il monopolio dell’estrazione mineraria, soprattutto del sale che fu la principale ricchezza della città per secoli.
Il territorio era controllato tramite vincoli di fedeltà e giuramenti che tutti gli abitanti dei castelli e dei villaggi avevano fatto e che li legavano strettamente con il comune. In particolare dovevano pagare le tasse e fornire aiuti militari in occasione delle numerose battaglie, scorrerie e guerre che videro coinvolto il comune di Volterra, contro o a fianco delle città vicine.
Nella prima metà del Duecento tutti i comuni della Toscana erano in continua guerra gli uni contro gli altri e ogni anno si facevano e si disfacevano alleanze a cui partecipava anche Volterra, fornendo aiuti militari e denaro su richiesta. Volterra mantenne una politica costante, ed ostile, solo contro la vicina San Gimignano.
Il controllo del Comune di Volterra sul territorio fu incrinato con una prima conquista da parte di Firenze, avvenuta intorno nel 1254. In seguito a questa sconfitta la città rimase autonoma, ma con trattati economici e di alleanza che ne sancivano, di fatto, la sottomissione.
Da allora, pur godendo di una forte autonomia politica, il principale partner commerciale, verso cui venivano esportati i prodotti del territorio, fu Firenze.

L'età moderna

A partire dal XVII secolo la Valdicecina tornò ad essere un’area interessante per lo sfruttamento minerario.
Anche se la maggior parte delle grosse miniere fu aperta soltanto nel corso dell’800, è in questo secolo che si gettano le premesse per la loro realizzazione: Montecatini Val di Cecina, Montecastelli Pisano, Saline di Volterra, erano i principali centri produttivi e di sfruttamento delle risorse minerarie.
Nonostante questo gli investimenti delle principali famiglie volterrane si concentravano ancora sull’agricoltura, con lo sviluppo del latifondo e della mezzadria.
È fra il XIX e il XX secolo che avvennero però le trasformazioni più forti. In questo periodo nacque l’assetto del paesaggio che oggi ci circonda: la creazione di piccoli poli industriali con intorno le abitazioni dei lavoranti, l’abbandono delle campagne in seguito alla riforma agraria, la formazione del paesaggio geotermico, sono i principali fenomeni avvenuti negli ultimi duecento anni.
Molti piccoli insediamenti, creati nel medioevo o anche prima, soprattutto di altura, sono ormai scomparsi e il loro sito è di nuovo occupato da boschi, mentre la popolazione si concentra intorno a pochi centri abitati.
Ampie parti del territorio, nelle zone dai pendii più dolci sono ormai disboscate e trasformate in campi coltivati con l’ausilio delle macchine agricole.
Un territorio che oggi non sembra presentare trasformazioni all’apparenza traumatiche, e con numerose caratteristiche di naturalità, ma che comunque è stato continuamente trasformato dalla mano dell’uomo per migliaia di anni.

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