LA FLORA

Un importante patrimonio forestale

Mille colori e mille profumi da scoprire

A testimoniare l’importanza delle risorse boschive, il territorio della Valdicecina ospita numerosi complessi del patrimonio agricolo-forestale regionale, la cui gestione è affidata all’Unione Montana. Si tratta di una vasta superficie forestale, estesa per circa 9300 ettari, che interessa quasi interamente il territorio delle tre Riserve.
Nelle riserve si trovano oltre trenta specie di orchidee.

Allium moschatum

Alloro

Quercia

Rovere

Campanule

La flora della Riserva Naturale di Berignone

I boschi costituiscono l’elemento dominante dell’area estendendosi, in modo continuo, sul vasto complesso collinare. Attraversando Berignone risulta evidente l’estrema diversità delle tipologie forestali, dalle leccete mature alle macchie alte, dai boschi misti di sclerofille e latifoglie alle cerrete, dai querceti a rovere ai boschi umidi degli impluvi e delle sponde dei numerosi torrenti.

Dopo anni di intenso sfruttamento del bosco, questo ecosistema, con la gestione pubblica, ha riacquistato notevoli elementi di naturalità e maturità. Si tratta in particolare dei boschi d’alto fusto di leccio e di cerro, ancora osservabili nei versanti settentrionali del Monte Soldano e nei pressi del Podere il Pino. Nei versanti meridionali più soleggiati o maggiormente sfruttati con i tagli, la lecceta viene sostituita dagli stadi di degradazione a macchia o forteto, ove dominano filliree, lentisco, corbezzolo, eriche e alaterno. Al contrario nei versanti esposti a nord e nei freschi impluvi la vegetazione sempreverde lascia il posto ai boschi di caducifoglie con cerro, ciavardello, acer campestre, melo e ad interessanti querceti a rovere, che rappresentano, con il conosciuto Bosco di rovere di Tatti, uno degli aspetti vegetazionali più pregevoli del territorio di Volterra.

Nelle zone con roccia affiorante il paesaggio vegetale si arricchisce dei colori e dei profumi dei prati aridi e delle garighe, ove in primavera è possibile scorgere le fioriture dei narcisi, della campanula toscana, delle numerose orchidee e della tipica flora endemica dei substrati ofiolitici. Facilmente osservabili da alcuni dei principali sentieri della Riserva gli ecosistemi fluviali completano il ricco patrimonio vegetazionale, con boschi ripariali a salici, pioppi, frassini e ontani e con caratteristici canneti, particolarmente estesi lungo il Torrente Fosci.

La flora della Riserva Naturale di Monterufoli-Caselli

Il vasto paesaggio forestale e i numerosi ambienti fluviali costituiscono l’elemento dominante della Riserva.
Nei versanti esposti a mezzogiorno si estendono i boschi di leccio e le tipiche formazioni a macchia alta, ove si possono osservare numerose specie mediterranee, quali corbezzolo, viburno, eriche e filliree. Lungo il percorso didattico di Monterufolino, o nelle vicinanze della Fattoria di Caselli, il visitatore potrà ammirare le leccete più belle della Riserva caratterizzate da monumentali esemplari arborei.

Nei luoghi più ombrosi e freschi ai boschi sempreverdi si sostituiscono quelli a dominanza di latifoglie decidue quali cerro, roverella, rovere e, negli impluvi più umidi, carpino bianco e frassino ossifillo. Questi boschi, assieme ai vasti rimboschimenti di pini, creano un continuo manto forestale che in autunno arricchisce di colori il paesaggio della Riserva. Raggiungere le forre più nascoste significa immergersi in microclimi particolari ove è possibile trovare le specie relitte del Terziario, quali il tasso, l’allora, l’agrifoglio o la rara liana Periploca greca. Più in basso le limpide acque dei torrenti sono racchiuse nella tipica vegetazione ripariale con salici, pioppi, frassini e ontani.

Nelle zone con morfologia più accidentata, e con l’affiorare delle rocce ofiolitiche, la foresta lascia il posto alle macchie basse, alle garighe e alle praterie, ove l’escursionista, immerso nei profumi del mediterraneo, potrà riconoscere le specie di flora più importanti della Riserva. In questi ambienti si possono osservare rare specie endemiche quali Alyssum bertolonii, Euphorbia nicaeensis ssp. prostata, Stachys recta var. serpentinii, Thymus striatus ssp. ophioliticus, Minuartia laricifolia var. ophiolitica, Armeria denticulata o le belle fioriture di Iris lutescens, Iberis umbellata, Tulipa australis, Iris graminea, Narcissus poeticus e Campanula medium. Numerosissime le orchidee.

I suoli che derivano dall’alterazione delle rocce ofiolitiche si presentano assai inospitali alla vita delle piante per la mancanza di elementi nutritivi, per la presenza di metalli pesanti tossici e per le elevate temperature al suolo. Queste condizioni hanno causato la selezione di numerosi endemismi ecologici e hanno influenzato la forma delle piante, in gran parte caratterizzate da nanismo, maggior sviluppo delle radici, forma appressata al suolo con fusti striscianti, maggiore densità dei peli, ispessimento della cuticola e riduzione delle dimensioni fogliari.

La flora della Riserva Naturale di Montenero

I versanti boscati del Monte Nero e gli habitat legati all’affiorare delle rocce verdi costituiscono i due aspetti più tipici della vegetazione della Riserva. Le rocce ofiolitiche condizionano l’ecologia complessiva dell’area, con la loro lenta alterabilità e la tipica composizione mineralogica, dando luogo a formazioni vegetali endemiche e di notevole interesse conservazionistico. Tra le specie di flora delle rocce ofiolitiche merita segnalare la presenza di Alyssum bertolonii e Centaurea aplolepa subsp. carueliana, endemiche del territorio italiano. Nei prati sono inoltre segnalate altre specie di notevole interesse, quali Crocus etruscus e Centaurea deusta, oltre a Tulipa australis, Lilium croceum, Campanula medium e numerose orchidacee.

In primavera affacciandosi dallo straordinario sperone roccioso, detto il “dente del Monte Nero” sarà possibile osservare la diffusa fioritura di maggiociondolo che punteggia di giallo le boscaglie rupestri dominanti la valle del Torrente Strolla.

I boscati sono costituiti da formazioni a dominanza di leccio, e secondariamente di acero minore, orniello, sorbo domestico e ciavardello, che nei versanti settentrionali si trasformano in leccete umide miste con carpino nero e con ricco sottobosco di felci. Quest’ultima specie diventa dominante negli impluvi insieme al nocciuolo e talvolta al cerro. Le zone più calde e con suolo affiorante ospitano macchie o forteti dominate dalla presenza di filliree, lentisco, mirto corbezzolo e eriche.

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