BOTTEGHE E SAPERE

Artigiani per passione, innovatori per ambizione

Pochi maestri lavorano ancora l’alabastro nel centro di Volterra:
autorevoli testimoni di una tradizione millenaria, sanno innovarla per proiettarla nel futuro.

La bottega degli alabastrai etruschi era molto simile a quella di oggi, confermando così che quest’arte si è tramandata intatta: il banco da lavoro è, da sempre, sotto la finestra, per utilizzare al massimo la luce del giorno ed il resto della stanza è ingombro di manufatti finiti e di strumenti tipici delle singole specializzazioni artigiane, ed è così da secoli.

Per gli alabastrai volterrani non è difficile decifrare le tracce lasciate dagli artisti del III sec. A .C., perché i loro attrezzi sono gli stessi che si trovano oggi sul banco di lavoro!
Un sapere millenario rivive ancora oggi, ma solo a Volterra.

Un’attenta ricostruzione della bottega etrusca è stata realizzata nella sala XXIX del Museo Guarnacci.

Il personaggio dell’alabastraio

Libero pensatore e burlone

Della bottega artigiana tradizionale volterrana oggi non rimangono che pochi esempi, dove è comunque possibile ancora respirare quell’atmosfera magica che evoca mentre si assiste alla creazione di qualche oggetto o scultura. Rare botteghe artigiane, comunque, ma di alto livello qualitativo.
In questi ambienti si ritrovano alcune caratteristiche tipiche di quelle di un tempo: in genere si trattava di una sola stanza, dove lavorava un artigiano con il suo apprendista a fianco; solamente in tempi di crisi tre o quattro artigiani si riunivano in un una stessa bottega per contenere le spese.
Il banco da lavoro veniva messo sotto la finestra, per utilizzare al massimo la luce del giorno ed il resto della stanza era ingombrato dai manufatti finiti e dagli strumenti tipici delle singole specializzazioni artigiane: ad esempio, il tornitore doveva avere una bottega più ampia, per far posto al tradizionale tornio a pertica, mentre ad uno scultore bastavano poche mensole per i suoi modelli in gesso.

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E’ in queste botteghe che è nato il più tipico gruppo sociale volterrano: gli alabastrai, appunto, il cui stile di vita ed linguaggio è sempre stato del tutto peculiare.

L’artigianato dell’alabastro dei nostri giorni è ancora una realtà culturale e produttiva importantissima per Volterra, pur se seriamente compromessa dalla crisi economica che stiamo attraversando.
Dall’inizio degli anni 80, negli addetti ai lavori si è fatta strada la consapevolezza che l’alabastro di Volterra e i suoi prodotti unici al mondo, devono essere difesi e valorizzati e questo ha dato vita ad un progetto per la realizzazione di un Ecomuseo dell’Alabastro, che finalmente può raccogliere e custodire il patrimonio di storia, cultura, e tradizioni che questo artigianato ha prodotto in secoli  e secoli di attività.

STILE DI VITA E LINGUAGGIO DELL'ALABASTRAIO

Anarchico e antifascista, libero pensatore e burlone, insofferente ai legami e alle istituzioni, spesso troppo pigro per consentire alla famiglia di tirare avanti con tranquillità. Ecco il ritratto dell’alabastraio di inizio secolo, quando essere artigiano significava entrare a far parte di un mondo dallo stile di vita e dal linguaggio del tutto particolare.
Nel microcosmo della bottega, insieme al mestiere l’apprendista imparava a rifiutare ogni tipo di imposizione, ad amare la lirica e la politica, a ubriacarsi alla fine della settimana, dimenticando a casa mogli e famiglie.
Gli alabastrai andavano fieri delle loro botteghe, luogo dove i giovani apprendisti diventavano “svegli” a forza di dotte discussioni sugli argomenti più svariati e di scherzi feroci. E pazienza se una certa pigrizia, tratto tipico della categoria, li faceva spesso restare al verde e li obbligava a “fare il morto”: ad accettare un nuovo lavoro prima di aver finito quello vecchio, giusto per avere in tasca un altro acconto da spendere.

I volterrani ricordano con simpatia gli scherzi tipici degli alabastrai: era normale mandare il garzone a comprare l’olio di gomito o un etto di ombra di campanile. Ma sono rimasti nella memoria anche i loro modi di dire: “ho vegliato du’ candele”, ovvero si era dovuto lavorare di notte, o “ho perso lo stucco”, per comunicare che proprio non si aveva più voglia di lavorare. Per proclamare, infine, la fine della giornata di lavoro, bastava dire “ora mi scoto”, cioè mi scuoto di dosso la polvere. E non se ne riparlava fino all’indomani.

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Alab'Arte

Oasi's

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Alabastro Ducceschi

GMG Alabastri

Alabastri Rossi Camillo

ALI Alabastri Lavorati Italiani

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