BORGHI, CASTELLI E VILLE

C’era una volta, in una valle appartata, un castello…

Forti, torri e antiche chiese disegnano l’orizzonte e sormontano poggi e colline:
testimoni e sentinelle della Valdicecina

Antichi sistemi difensivi e castelli, sorti su vestigia etrusche e romane, remoti monasteri per chi, in antico, ha cercato la spiritualità ed il silenzio, densi boschi e verdi macchie: questi sono gli ingredienti dell’itinerario alla scoperta di una Toscana ancora appartata, che tocca Micciano, Libbiano, Montegemoli, Serrazzano, Lustigano e San Dalmazio.

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Il castello è il tipo di edificio che più di tutti caratterizza il medioevo. Si tratta di un insediamento fortificato che comincia a comparire a partire dall’VIII secolo. Il più antico castello del territorio volterrano a noi noto è la torre di Luppiano, la cui esistenza è testimoniata nel 954.
Il castello è nato in Italia come una fortificazione destinata al controllo del territorio e alla protezione dei suoi abitanti. Per questo motivo i castelli vennero costruiti prevalentemente sulle alture e in vicinanza delle vie di comunicazione, come Castelnuovo, che si trovava lungo la via che collegava la Valdicecina con la Maremma, o Montevoltraio.

I castelli della Valdicecina, come quelli della Toscana, in origine, erano formati da una semplice torre in pietra circondata da un fossato o da una palizzata in legno. All’interno di questa protezione si potevano trovare altri edifici in legno che erano usati come stalle, magazzini, dormitori, cucine. Nel corso dei secoli le strutture lignee vennero sempre più perfezionate e trasformate in edifici in pietra. Prima gli apparati difensivi: mura, porte e torri, in seguito vennero modificati anche gli edifici di servizio.
Anche la torre, dove fin dalle origini risiedevano i personaggi che governavano il territorio, fu sostituita (a partire dall’XI secolo) da un vero e proprio palazzo al cui interno si trovavano numerosi ambienti, anche lussuosi, destinati anche alle funzioni di rappresentanza.

Nel XII secolo ormai il castello era diventato una struttura assai complessa, intorno al nucleo originario destinato alla difesa si era sviluppato un insediamento civile, il borgo, che a sua volta poteva essere circondato da un’altra cinta muraria. In questi nuovi castelli era sempre presente almeno una chiesa, e ci potevano essere anche ospedali, locande ed negozi. I principali e più importanti castelli del territorio in questo secolo erano già diventati centri di notevole estensione, con centinaia di abitanti, come Berignone, Montecatini o Pomarance.
Con la crisi dei castelli, iniziata a partire dal XV secolo, le strutture originali, fortificate, vennero abbandonate e sopravvisse soltanto il borgo. La maggior parte dei borghi che oggi si trovano in Valdicecina sono quello che rimane di antichi castelli.

La Fortezza Medicea

Un bastione che domina Volterra

I borghi della Valdicecina

Superbi, silenziosi, orgogliosi: sono così i piccoli borghi della valle, testimoni della ricchezza di una terra vivace

Spesso dominanti sulle valli, abitati da epoche remote, scelti per le naturali caratteristiche di difesa, antiche sedi di castelli: questi sono i piccoli borghi della Valdicecina, deliziosi scrigni d’arte e cultura. Animati da un susseguirsi d’iniziative folkloristiche, festival e rassegne d’arte, offrono occasioni imperdibili per vivere la Toscana più autentica e l’ospitalità generosa di genti da sempre accoglienti.
Che si ricerchi il relax e la buona tavola, l’arte e la storia, l’outdoor – o se si vuole proprio tutto, senza rinunce – i borghi, immersi tra boschi intatti e riserve naturali, sanno accogliere in ogni stagione dell’anno.

Serrazzano

La Leccia

Lustignano

Villamagna

San Dalmazio

Larderello

San Cipriano

Roncolla

Micciano

Ville e fattorie in Valdicecina

L’armonia secolare tra la terra e gli uomini:
questo è l’incanto della campagna toscana,
da scoprire e conoscere in ogni stagione dell’anno.

Coltivata da sempre, da sempre aspra e generosa, la terra di Toscana è famosa per i propri prodotti d’eccellenza, frutto del sapere di generazioni di contadini e allevatori.
Le ville e le fattorie, bellissime architetture che cesellano la campagna, sono oggi eredi di questa tradizione d’armonia e gusto, che si rispecchia nel paesaggio – i filari di vite e cipresso, gli oliveti, i frutteti, i campi coltivati e i greggi al pascolo – modellato dalla meravigliosa natura e dal lavoro dell’uomo.

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Una notevole percentuale del territorio della Valdicecina è ancora coltivata.
Millenni di agricoltura hanno contribuito a costruire il paesaggio agrario del nostro territorio.
Fin dall’antichità gli uomini hanno disboscato colline e vallate per ricavarne terreno coltivabile. Nel corso dei secoli sono state introdotte nuove specie di piante, fra cui l’olivo e la vite, la cui coltivazione arrivò dalla Grecia intorno all’VIII secolo a.C.
Il modo migliore per sfruttare il territorio è sempre stato quello di abitare nelle vicinanze delle zone da coltivare; in epoca etrusca e romana la popolazione risiedeva in villaggi o fattorie isolate, come anche per buona parte del medioevo.
A partire dal XV secolo si cominciò a diffondere l’uso del latifondo: le famiglie più ricche iniziarono ad acquistare appezzamenti terrieri accumulando col tempo vasti possedimenti che si estendevano anche per molte decine di chilometri quadrati.
Il centro del latifondo era la villa, un tipo di edificio di notevole dimensione, dove erano concentrati i magazzini e tutte le attività amministrative. In una parte della villa poteva risiedere il proprietario e di conseguenza poteva essere riccamente arredata e strutturata in maniera lussuosa. Esempi significativi di ville sono quella di Monterufoli, presso Libbiano, o la Villa del Palagione, nel comune di Volterra.
Il controllo dei terreni poteva essere affidato a fattorie, anche esse strutture molto grandi, ma caratterizzate dalla presenza della sola parte produttiva. In queste strutture produttive risiedeva il fattore, un amministratore alle dirette dipendenze del proprietario.
Le terre erano suddivise in appezzamenti più piccoli dove sorgevano i poderi, oppure i luoghi, edifici ancora più piccoli dove abitavano i braccianti solo nei periodi dei raccolti. Nei poderi risiedevano intere famiglie, che si occupavano di coltivare i terreni; questi contadini, chiamati mezzadri, consegnavano l’intero raccolto al proprietario, salvo una piccola quota necessaria al mantenimento della famiglia. Questa quota spesso era molto bassa e i contadini che risiedevano in zone poco produttive spesso erano ridotti alla fame.
Con la riforma agraria negli anni 50 del Novecento, molti di questi latifondi furono smembrati e assegnati ai contadini che vi abitavano, questo ha fatto sì che le terre venissero maggiormente frazionate con campi di dimensioni minori rispetto a quelli del secolo precedente.
Fu un intervento che ha trasformato e condizionato l’aspetto del paesaggio agrario della Valdicecina, caratterizzato da ampie zone a cultura estensiva e grosse proprietà terriere, che però non corrispondono ai latifondi storici.

Fattoria di Casaglia

Villa Viti a Mazzolla

Villa di Scornello

Villa Campani a Roncolla

Villa Ginori-Lisci

Fattoria Caselli

Villa e borgo di Pignano

Villa di Monterufoli

Villa di Ulignano

Montecastelli Pisano – il borgo

Montecastelli Pisano – pieve di San Filippo e Giacomo

Montecastelli Pisano – pieve di San Filippo e Giacomo

Querceto – la pieve

Querceto – vista del borgo

Querceto – la torre

Pomarance – pieve di San Battista

Pomarance – pieve di San Giovanni

Pomarance – pieve di San Dalmazio

Pomarance – Rocca Sillana

Montecatini Val di Cecina – vista del borgo

Montecatini Val di Cecina – torre Belforti

Miemo – il borgo

Lustignano – il borgo

Serrazzano – il borgo

Micciano – il borgo

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